A tutto Vincenzo Italiano: così l'allenatore ex Bologna e Fiorentina, ora al Besiktas, parla al Corriere dello Sport della sua scelta, di Vlahovic e non solo.
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A tutto Vincenzo Italiano. Così l'allenatore ex Bologna e Fiorentina, adesso al Besiktas, parla al Corriere dello Sport della sua scelta, di Dusan Vlahovic e non soltanto. "Qui l’ambiente è straordinario. Stadi nuovi, tutti coperti, enormi, pieni di passione. Mi ricorda il calcio italiano degli anni ‘80 e ‘90 quando si giocava alle 15 e si aspettava la partita tutta la settimana. C’è un calore pazzesco, non solo da parte dei tifosi delle squadre più forti: è così dappertutto. L’ultima volta siamo andati in casa dell’Amed, una neopromossa: c’erano quarantamila “animali” (detto non in senso spregiativo, ndr), una bolgia impressionante. Le stesse atmosfere di quando ero ragazzino e gli stadi italiani erano pienissimi: mi sembra di rivivere quelle sensazioni. C’è una voglia matta di primeggiare, anche da parte dei presidenti. Una sfida giornaliera. Sono veramente sorpreso. Forse questo campionato vale meno dei cinque principali tornei d’Europa, ma è di livello e sta crescendo. Anche perché continuano ad arrivare giocatori di valore, allenatori stranieri".
BESIKTAS - "In ritiro tre quarti della rosa era composta da giovani, dentro un percorso di rifondazione. Poi, con i Mondiali, diversi giocatori sono arrivati tardissimo. Nel preliminare di Europa League eravamo preoccupati di affrontare il Midtjylland, una delle sorprese del torneo la scorsa stagione: pensavamo di non essere pronti, invece li abbiamo battuti due volte. Poi siamo andati avanti, abbiamo completato il gruppo, sono tornati i nazionali, è arrivato Vlahovic. A oggi, il Besiktas è qualcosa di sorprendente rispetto alle premesse: non me l’aspettavo".
4-3-3 - "Stiamo alternando i moduli. Ozcan, nazionale turco preso dal Borussia Dortmund, mi permette di giocare con un playmaker o con il doppio mediano utilizzando Olaitan, un ragazzo del Benin molto interessante. Con Ozcan sembra un 4-3-3 perché è uno che si butta dentro la linea, come il De Rossi di una volta nella Roma. Ogni anno ho aggiunto qualcosa e qualcosa ho tolto. Può sembrare che giochi sempre alla stessa maniera perché l’aggressività, secondo me, deve regnare: quando affronti gente di grande qualità e cervello, se non le salti un po’ addosso e non togli tempo e spazio, fai fatica. Siccome non ho mai fatto a meno di questa caratteristica, sembra che io continui sulla stessa strada. Invece ho avuto squadre che palleggiavano di più, altre che andavano più in verticale, altre ancora che attendevano. Da quando allenavo a Trapani a oggi, io e il mio staf abbiamo stravolto il metodo e tante cose".
VLAHOVIC - "Ho parlato con lui il giorno che ho firmato. Per capire, visto che stava lasciando la Juve. Aveva numerosi contatti con club importanti. Mi ha detto che se non si fossero sviluppati ci saremmo risentiti. La società era d’accordo con me nel provare a portarlo. Alla fine abbiamo preso un ventiseienne ancora di grande valore e di grande futuro: rimesso a posto, può tornare il Vlahovic di qualche anno fa. Ad oggi 4 partite e 5 gol in campionato, stiamo cercando di averlo a pieno regime. Dusan può dare ancora tanto al calcio europeo, è molto giovane. Perché non ha più trovato spazio alla Juve? Non lo so... Alla fine, però, andando a guardare i numeri, qualche gol l’ha fatto, non è che non abbia reso. Gli infortuni e qualche situazione a livello di squadra non lo hanno certamente aiutato. In quei sei mesi a Firenze è stato incredibile, 20 partite e 20 gol. Sono convinto che quell’anno avremmo potuto fare di più se non fosse andato via, anche se abbiamo fatto bene. Negli anni successivi ho avuto attaccanti di valore, ma del suo calibro no. Comunque, in cinque anni tra Fiorentina e Bologna, credo che sia stato fatto un grandissimo lavoro, raggiungendo traguardi importanti. Ho alzato una Coppa Italia con il Bologna, qualcosa di storico. Ma non perché mancava un trofeo da 50 anni, piuttosto perché non eravamo una squadra di prima fascia. Insomma, qualcosa di positivo è stato fatto lo stesso, anche senza il Vlahovic della situazione. Ho avuto Castro, Jovic, Cabral, Piatek, Dallinga, tutti ottimi giocatori, però il Dusan di Firenze ha fatto vedere qualcosa di diverso".
MIRETTI - "È entrato nel secondo tempo dell’ultima partita e l’ha cambiata. Si era fatto male e per due settimane non l’ho avuto, si è rimesso a posto e ha fatto non bene, di più. L’ho voluto fortemente, anche perché qui ci vogliono quattro Under 23 e Fabio ha cento partite in A. Dovevamo completare questo pacchetto e ho spinto parecchio: ha tanto talento, alla Juve era un po’ chiuso e ne abbiamo approfittato. Può giocare in tanti ruoli in mezzo al campo. L’altra sera mi ha stupito, ha fatto un partitone".
LUCUMI - "Sì, pensavamo a lui, ma poi abbiamo abbandonato l’idea visto che Jhon aveva grandi offerte. Siamo rimasti come eravamo e abbiamo aggiunto un giovane".
VICINO A UNA PANCHINA ITALIANA - "Prima del Besiktas vicino a una panchina in Serie A? Diciamo di sì, ma non dico quale. Ho avuto colloqui importanti con qualche squadra in Europa. Ho fatto una gran bella chiacchierata con i dirigenti del Benfica, che mi hanno aperto un po’ la mente, visto che non ero molto orientato a lavorare all’estero. Pochi giorni dopo mi ha chiamato il Besiktas, proponendomi un progetto importante. E ho deciso di provare questa avventura che fino a pochi mesi fa non avrei mai pensato di intraprendere: avrei voluto restare in Italia, cercando di ottenere grandi traguardi. Ma la storia è andata diversamente".
OBIETTIVI STAGIONALI - "La società mi ha dato quattro obiettivi: il primo, entrare nei gironi di Europa League e l’abbiamo centrato, poi quello di stare a ridosso delle prime, quello di creare un’identità e formare un gruppo di giocatori di prospettiva. Lo scudetto non me l’hanno chiesto, però dobbiamo restare agganciati al vertice. L’anno prossimo potremo anche provare a centrare qualcosa di più. Da anni qui vince sempre il Galatasaray e tutti vogliono spezzare l’egemonia".
GIOVANI - "Nel Besiktas c’è un dirigente tedesco con cui ho discusso di questo tema. Lui dice: “per voi un diciottenne è troppo giovane, pensate di rovinarlo. Invece in altri Paesi non è così, si ha pazienza, ci si accolla l’errore e l’inesperienza. Voi non avete coraggio con i giovani”. È la verità. Qui al Besiktas abbiamo Fakhili, un 2006 che viene dalla B francese dove il livello è più che basso. Montella mi ha chiamato dicendomi: questo mi piace. E l’ha convocato. Una vera emozione per me. È un ragazzo che sta facendo progressi impressionanti. Eppoi qui c’è una regola giusta: solo 10 stranieri over e massimo 4 Under 23, poi solo turchi. Quando si è obbligati a seguire una strada, c’è crescita".
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